Pubblicato da: comeilmare | gennaio 27, 2012

10 Consigli utili per chi volesse viaggiare in Grecia

La mia Grecia

La mia Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

 

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera –kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

 

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

 

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

 

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

 

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

 

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

 

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

 

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

 

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

 

Pubblicato da: comeilmare | novembre 8, 2011

13° giorno: Brauronia e rientro ad Atene

Brauronia

Brauronia

Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

 

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo.

 

Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea.
Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera. Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Artemide

Artemide

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà.

 

Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

 

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso!

 

Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza).

 

Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè. Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia.

 

Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e oi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti ^_^

Pubblicato da: comeilmare | ottobre 10, 2011

12° giorno: Micene

Micene

Micene

La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla.
Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa.
Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo. Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.
Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei.

Tempio di Micene

Tempio di Micene

Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura.
Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.
Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici.
In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

 

Pubblicato da: comeilmare | settembre 5, 2011

11° Giorno: visita ad Epidauro

Epidauro

Epidauro

A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia.
Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni.
Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.
La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti.
Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!
Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte.
Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero pre-ellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.
EpidauroDa non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità.
Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5

Pubblicato da: comeilmare | luglio 18, 2011

10° Giorno: Nafplio

Nafplio by night

Nafplio by night

Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita.

Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia).

Le vie antiche di Nafplio

Le vie antiche di Nafplio

Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

 

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde.

 

Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

 

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00
Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi.

 

Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.
Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D’altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto?

 

Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

 

Pubblicato da: comeilmare | giugno 24, 2011

9 Giorno: Isola di Elafonissos

Traghetto per l'isola di Elafonissos

Traghetto per l'isola

Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese che sembra quasi finto.

 

Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.

 

Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura. Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio.

 

Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca.

Isola di Elafonissos

Isola di Elafonissos

Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere.

 

Eppure…

Pubblicato da: comeilmare | giugno 16, 2011

8° Giorno: Monemvasia

Monemvasia

Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole.

 

Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

 

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole.

Monemvasia by night

Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

 

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

Pubblicato da: comeilmare | giugno 7, 2011

7° Giorno: Githio

Spiagga di Githio

Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio.

Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900.
La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Vista hotel Githio

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km.
C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisa aiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!).
Una giornata di pieno relax.

Pubblicato da: comeilmare | maggio 30, 2011

6° Giorno: Mystras

Mystras

Mystras ( città nuova )

Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

 

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

Mystras ( città vecchia )

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

 

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

VIDEO: http://youtu.be/e-yv3TO9sUA 

 

Pubblicato da: comeilmare | maggio 24, 2011

5 ° Giorno: Olympia

OlympiaSiamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti.

Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

 

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Olympia fiamma olimpicaIl caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;) ). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro.

E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

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